sabato 18 giugno 2011

Legible London

In attesa del 24 giugno un progetto interessante per aiutare e incentivare l'uso dei "piedi"...da scaricare la full guidance!

lunedì 9 maggio 2011

Parlare di Firenze – presentazione il 11/05 | Assessorato alla Cultura

Parlare di Firenze – presentazione il 11/05 | Assessorato alla Cultura

L’11 maggio, alle ore 18.00, le Murate ospiteranno la presentazione del volume “Parlare di Firenze” una preziosa edizione bilingue italofrancese della conferenza di Piero Calamandrei, con illustrazioni dello stesso autore e del pittore e disegnatore svizzero Palézieux. Si tratta di una coedizione della rivista francese Conférence e della Biblioteca Comunale Archivio Storico “Piero Calamandrei” di Montepulciano. La conferenza, tenuta da Calamandrei in alcune città svizzere nel 1955, testimonia l’amore del giurista e costituzionalista per la sua città natale e l’attività di ambasciatore culturale che svolse nel dopoguerra, in Svizzera e a Londra, su tematiche di letteratura, arte, recupero e conservazione dei beni culturali. A presentare il volume, tra gli altri, l’editore e traduttore francese Christophe Carraud e Silvia Calamandrei, Presidente della Biblioteca Archivio di Montepulciano.

sabato 9 aprile 2011

Il "Doodle" per la XIII Settimana per la Cultura

Il Duomo di Firenze è stato scelto da Google come Doodle per ricordare a tutti la XIII Settimana per la Cultura che quest'anno è dal 9 al 17 aprile.

domenica 6 febbraio 2011

La mostra delle Armi Antiche in Palazzo Vecchio del 1938 nel Cinegiornale Luce

Dall'Archivio Storico Luce il Cinegiornale del 28 settembre 1939 per la Mostra delle armi antiche in Palazzo Vecchio.


Un disegno di Alfredo Lensi per l'allestimento della sala dedicata a Napoleone

 Di seguito il mio testo tratto da Palazzo Vecchio Officina di opere e di ingegni, a cura di Carlo Francini, Milano 2007, p.310
La Mostra delle Armi Antiche
Sulla scia delle grandi mostre già allestite in Palazzo Vecchio fu organizzata, all’interno delle iniziative per la visita di Hitler a Firenze del 1938, la Mostra delle Armi Antiche. L’incarico per la preparazione della mostra fu affidato ad Alfredo Lensi, ora iscritto all’ordine degli architetti, che univa, oltre all’esperienza diretta degli allestimenti precedenti, la competenza specifica sulle armi come direttore e primo ordinatore del Museo Stibbert; infatti gran parte delle armi esposte provenivano dalla collezione di Frederick Stibbert.
Al di là di semplicistiche considerazioni, in un periodo che ancora vedeva prevalere i tatticismi diplomatici, la visita di Hitler in una Firenze parata a festa, con sinistri allestimenti ispirati alle famigerate ‘liturgie’ naziste, sembra presagire un punto di non ritorno nella scelta militare, alla quale la Mostra delle Armi Antiche forniva una radice storica “questa mostra guerriera che documenta la nostra millenaria storia militare, di cui oggi, come non mai, il popolo italiano sotto il segno dell’aquila imperiale può veramente sentirsi degno”.
Il percorso della mostra prendeva inizio dal Quartiere del Mezzanino si sviluppava verso le Sale dei Priori, il Quartiere di Eleonora, il Quartiere degli Elementi e terminava nel Salone dei Cinquecento. Il Lensi, coadiuvato dai figli Giulio Cesare, ingegnere, e Giorgio, architetto, realizzò un allestimento suggestivo, mantenendo un tono razionale ma con inserimenti di grande gusto decorativo, come nella Sala d’Ercole “completamente trasformata, che accoglie sotto un baldacchino rosso il 'Gran Costume d’Italia' di Napoleone I. Armi corazze e spade che furono dei vincitori Austerlitz circondano la memoria imperiale”, o nella Sala dei Gigli dove a “ ridosso di un grandioso sfondo di stoffa purpurea che copre la parte fiordalisata, cavalca sopra un basamento nero la figura di un ‘Condottiere’ in armatura bianca”. La composizione, creata nello stile dello Stibbert, era un evidente concessione alla retorica fascista, sul piedistallo campeggiava la scritta ‘condottiere italiano’.
Ma è nel Salone dei Cinquecento, dove la decorazione con le scene di battaglia costituiva una cornice unica, che il Lensi riproponeva in tutta la sua suggestione la celebre ‘Cavalcata’, punto di forza del suo allestimento allo Stibbert.
Alfredo Lensi nel catalogo offriva, oltre ad un ampia e competente disamina sulle armi esposte e sugli ambienti, l’ultima testimonianza del suo legame con Palazzo Vecchio nel suo stile leggero e piacevole. Ancora una volta si era scontrato con la duplice realtà di Palazzo Vecchio. La Camera dell’Arme, sede naturale per l’esposizione, che il Lensi aveva recuperato nel 1907, anche a costo di aspre polemiche nei suoi confronti, era, nel 1938, sede di uffici “Per respirare l’aria del passato, bisognerebbe affacciarsi alla 'Camera dell’Arme', rude e grandiosa…Ma oggi la Camera dell’Arme è piena di gente impazientita e di pacifici scritturali che ammatassano chiacchere e carte schiccherate. É meglio tirar di lungo”.
Nelle altalenanti vicende di spazi recuperati e poi nuovamente ceduti a usi amministrativi spiccano in negativo il Quartiere di Cosimo, parte integrante del percorso della mostra del ritratto italiano, oggi sede di uffici e in positivo il recupero del Mezzanino alle funzioni museali e didattiche e, per buona pace del Lensi, della Sala d'Arme che oggi è una delle più ambite sedi espositive della città.
 
Le citazioni sono tratte dal catalogo della mostra
Mostra delle Armi Antiche in Palazzo Vecchio, catalogo della mostra, Firenze 1938.

in Palazzo Vecchio Officina di opere e di ingegni, a cura di Carlo Francini, Milano 2007, p.310

venerdì 14 gennaio 2011

Presentato il protocollo d'intesa tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Comune di Firenze

Presentato il protocollo d'intesa tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Comune di Firenze

Mi preme sottolineare come nelle premesse è evidenziata l'importanza dell'appartenenza alla World Heritage List dell'UNESCO.
...la città di Firenze riveste un ruolo di rilievo assoluto nell’offerta culturale a livello nazionale e internazionale; tale patrimonio, oltre alla straordinaria quantità e densità di capolavori dell’arte, dell’archeologia e dell’architettura, trova un elemento essenziale nel tessuto urbano del Centro storico, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che offre un eccezionale contesto oltre ad una irripetibile testimonianza,nella propria continuità spaziale e temporale, della storia e della cultura dell’ultimo millennio;...

domenica 26 dicembre 2010

Il Leone Medici della Loggia della Signoria per Chanel

Il 6 luglio di quest'anno al Grand Palais di Parigi l'attenzione del pubblico non era rivolta soltanto alla sfilata della collezione autunno-inverno della maison francese ma soprattutto al grande leone dorato che riempiva con le sue enormi dimensioni l'arena sotto la cupola di ferro e cristallo.


Il leone era il segno zodiacale di Coco Chanel e la grande perla sotto la zampa del colossale felino è una scelta legata alla predilezione della stilista francese per questi gioielli.

Ma quello che ci interessa è che il modello di riferimento per lo scenografo Stéfan Lubrina (non so quanto consapevolmente difatti nell'intervista al NYT afferma l'esistenza di un originale a Roma) è stato il Leone Medici che lo scultore Flaminio Vacca scolpì nel 1594 e che dal 1789 è a guardia - insieme a un altro leone antico - della Loggia della Signoria.

Leone di Flaminio Vacca, Loggia della Signoria , Firenze

La coppia leonina prima dell'attuale collocazione fiorentina era posizionata sotto la loggia di Villa Medici a Roma e il Vacca ricorda in una usa memoria che "dietro il Palazzo dei Conservatori, verso il Carcere Tulliano, so essersi cavati molti pilastri di marmo statuale, con alcuni capitelli tanto grandi , che in uno di essi  vi feci io il Leone per il Gran Duca Ferdinando nel suo giardino alla Trinità". Leone che lo scultore romano firmò OPUS FLAMINI VACCAE ROMANI come ancora si può leggere nella base.
Quasi sicuramente il riferimento del Lubrina a un originale romano è da ascriversi al fatto che per Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia, vennero realizzate agli inizi dell'Ottocento le copie dei due leoni portati a Firenze una decina di anni prima. Difatti il modellino che lo scenografo mostra durante l'intervista è molto più vicino alla copia dell'Accademia di Francia che all'originale del Vacca.
 I
Leone a Villa Medici